LA NOTAZIONE QUADRATA (3)
di Alessandro De Lillo

Nel 1883 venne pubblicato per i tipi della Desclée il Liber Gradualis, curato da dom Joseph Pothier, che costituì il punto di riferimento durevole per tutte le successive edizioni di canto gregoriano, sia per l’accuratezza delle versioni melodiche (ricostruite a partire dai più autorevoli manoscritti all’epoca utilizzati) sia per l’adozione di un sistema notazionale che tornava a riprodurre la conformazione dei neumi manoscritti e dei relativi raggruppamenti:

Le principali novità della notazione quadrata del Liber Gradualis videro l’introduzione di un apposito segno dentellato rappresentante il quilisma, la precisazione grafica dei segni liquescenti, un uso accorto delle divisiones per separare le entità melodico-testuali, oltre a sottoporre a regole precise la posizione e la spaziatura delle sillabe in rapporto alle note:

Si tratta dunque della grafia quadrata che viene utilizzata nei moderni libri di canto e che rappresentò il risultato, sulla base delle indicazioni di Pothier, di una felice fusione fra l’esperienza solesmense e le capacità grafiche dei tecnici della casa editrice Desclée.

Questa tipologia di notazione quadrata divenne normativa ed esclusiva per le edizioni di canto gregoriano, per la sua versatilità e per la capacità di ricombinazione interna, che la rende in grado di riprodurre qualsiasi forma neumatica di partenza.

Significativa è la circostanza cronologica per cui, esattamente un secolo dopo la pubblicazione del Liber Gradualis, le edizioni solesmensi codificarono nel 1983 una proposta di rinnovamento e potenziamento di questa tipologia semiografica, pubblicando – nella prefazione al Liber Hymnarius – una tabella neografica con i principali cambiamenti:

Il dibattito su tali innovazioni, sulla loro adozione e sul loro mancato utilizzo nei libri recenti di canto gregoriano, è tuttora in corso. Sarà solo la prassi esecutiva contemporanea a consentire l’espressione di un giudizio critico informato e consapevole e a determinare l’utilizzo eventuale delle forme neografiche, sulla base della loro stretta funzionalità
(3. Fine).